I professori sono realmente preparati sul Cyberbullismo?


Se già di per sé l’istruzione secondaria è stata considerata per tanto tempo come una delle professioni più stressanti del servizio pubblico, ad oggi occorre anche aggiungere una delle realtà sempre più frequenti nelle scuole, ossia il Cyberbullismo.

Cyberbullismo e scuola

Sebbene negli ultimi anni sia stato fatto molto lavoro in termini di individuazione e intervento sul bullismo, in cui l’insegnante svolge un ruolo chiave, nel caso del Cyberbullismo non è così chiaro in quanto è un comportamento che si verifica occasionalmente fuori dalla classe.
Nonostante ciò, i professori possono riconoscere i primi sintomi della sofferenza dovuta al Cyberbullismo e dare un preavviso ai genitori e persino mandare lo studente dal consulente scolastico perché lo aiuti. Ma per far sì che sia possibile il docente deve conoscere le diverse tipologie, le cause, i sintomi e le conseguenze del Cyberbullismo. Ma i professori sono realmente preparati sul Cyberbullismo?
Questo è ciò che si è cercato di scoprire con una ricerca effettuata dalla facoltà di Educazione Ataturk insieme alla Social Sciences Vocational School, Università di Marmara (Turchia) i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica The Turkish Online Journal of Educational Technology.


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Cyberbullismo e insegnamento

Allo studio hanno partecipato quattrocentododici studenti di pedagogia, dei quali 71,6% donne.
Hanno tutti risposto a tre questionari, al Personal Information Form, nel quale venivano raccolte informazioni socio-demografiche, al C.B.A.S (Cyberbullying Attitude Scale), in cui si analizza l’atteggiamento del docente nei confronti del Cyberbullismo e il M.S.P.S.S (Multidimensional Scale of Perceived Social Support), per studiare il ruolo dell’appoggio sociale ricevuto.
I risultati evidenziano che il 17,7% dei partecipanti ha iniziato ad usare Internet tra i 2 e i 5 anni fa mentre il 74,5% lo usa da più di 5 anni.
Viene utilizzato dal 34,7% da 1 a 2 ore al giorno, un 35% tra 2 e 5 ore e un 16,3% più di 5 ore, viene utilizzato nel 52,4% dei casi per i social network e il 25,7% per lo studio.
Esistono inoltre differenze significative in termini di Cyberbullismo in base al genere; le professoresse sono più esposte a questa problematica; al contrario, per quanto riguarda i professori, questi apprezzano e hanno maggiore considerazione dell’appoggio sociale ricevuto, cosa che permette di sostenere meglio in Cyberbullismo nel caso compaia.
Va tenuto presente che in altre società è necessaria una nuova ricerca per poter trovare una risposta al riguardo, a causa delle idiosincrasie del popolo turco.
Allo stesso modo, i pedagoghi non sono gli unici docenti a dover ricevere una formazione sul Cyberbullismo, soprattutto nell’insegnamento alle medie e alle superiori.
Si tratta di una realtà, che come si è già detto, è sempre più diffusa nelle aule e sulla quale tutti i professori dovrebbero essere preparati, sia per l’individuazione che per l’intervento. Dovrebbero almeno conoscere i meccanismi regolati per sviare lo studente del quale si ha il sospetto che sia vittima di maltrattamenti per poter trovare una soluzione il prima possibile.
Anche se questo studio non lo prende in considerazione, c’è anche un altro fenomeno di cui non si parla a sufficienza, ossia il Cyberbullismo sofferto dagli insegnanti stessi.
Proprio come nel caso degli studenti, dovrebbero esistere dei meccanismi per poter intervenire e fermare la propagazione di accuse false, commenti negativi o qualsiasi altro attacco che colpisca i professori, evitando così che diventi un’altra situazione di Cyberbullismo.
È qualcosa che non era stato osservato in precedenza, forse perché le nuove tecnologie non erano così presenti a scuola, o perché il ruolo professore godeva di un certo rispetto.


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