È possibile correggere un cyberbullo?


Anche se quando si pensa al Cyberbullismo, di solito si pensa alla vittima, che riceverà ogni tipo di insulto, minaccia e provocazione, con l’intento di indebolire la sua autostima, c’è un’altra figura, quella del cyberbullo che viene a malapena presa in considerazione.

Prevenzione del cyberbullismo

Attualmente esistono programmi di prevenzione per l’educazione nelle scuole e sono stati abilitati anche dei numeri speciali per denunciare casi di Cyberbullismo, in modo che le forze dell’ordine possano intervenire per identificare il cyberbullo e poter arrestare la sua attività.
In misura minore esistono programmi volti ad aiutare le vittime di Cyberbullismo. In alcuni casi si tratta di associazioni create da vittime che cercano di aiutarsi a vicenda in mancanza di un programma specifico per questo, a differenza di quanto accade con altri tipi di violenza. Ma dove non sembra siano stati compiuti molti progressi è nel trattamento dell’aggressore dal momento che questi viene sempre considerato come la figura “forte”, ma è possibile correggere un cyberbullo?
Questo è quanto si è cercato di scoprire con una ricerca svolta dall’Università dei Paesi Baschi (Spagna) pubblicato nella rivista scientifica “Revista de Psicología Clínica con Niños y Adolescentes”.
In questo studio gli autori hanno deciso di riferire su un singolo caso, ossia n=1, un ragazzo di 14 anni con un passato da cyberbullo, che ha ricevuto un intervento denominato Cyberprogram 2.0 volto a ridurre il Cyberbullismo.
Per verificare gli effetti del programma, è stato valutato il prima e il dopo dell’intervento mediante il Cyberprogram per la determinazione del tipo di maltrattamento tra coetanei. È stato utilizzato il C.U.V.E.-R (Cuestionario de Violencia Escolar Revisado, il questionario sulla violenza scolastica aggiornato) per determinare la frequenza e il tipo di violenza esercitata; C.A.P.I.-A. (Cuestionario de Agresividad Premeditada e Impulsiva en Adolescentes, il questionario di aggressività premeditata e impulsiva negli adolescenti) per differenziare tra violenza impulsiva e premeditata; l’ A.E.C.S (Actitudes y Estrategias Cognitivas Sociales, atteggiamenti e strategie cognitive sociali) per analizzare il comportamento sociale; l’R.S. (sigla in inglese per scala di autostima) per valutare i sentimenti di autostima; il CONFLICTALK per valutare la gestione dei conflitti e per valutare l’empatia è stato utilizzato il I.E.C.A. (Acronimo inglese di Emphatic Activation Scale).


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Programma di prevenzione del cyberbullismo

L’intervento è consistito in diciannove sessioni di un’ora ciascuna, nell’arco di sei mesi, concentrate su quattro obiettivi: facilitare l’individuazione del Cyberbullismo, identificare le conseguenze, sviluppare strategie per affrontarlo e sviluppare abilità “compensatorie” per controllare l’aggressività, come le abilità sociali, l’autostima…
I risultati mostrano una riduzione dell’aggressività prima e dopo l’intervento, un aumento dell’autostima e delle strategie di cooperazione.
Va tenuto presente che il limite principale di questo studio è il fatto che sia stato realizzato con un singolo individuo, il che spiega la difficoltà dell’intervento. È però necessario verificare i benefici in più minori prima di poter considerare valida l’efficacia di questo intervento.
Allo stesso modo, va notato che il minorenne non è stato seguito, né è stato osservato se ha successivamente adottato un atteggiamento da cyberbullo o meno.
Nonostante i limiti appena citati, è giusto sottolineare lo sforzo compiuto per indagare un aspetto molte volte dimenticato, la figura dell’aggressore e come impedire che continui ad esercitare la sua violenza, poiché, sebbene l’intervento sulla vittima sia fondamentale, se il cyberbullo non viene trattato lascerà dietro di sé nuove vittime.
Da qui la necessità di continuare ad approfondire questo tipo di indagine per tentare di dare una risposta a un problema sempre più presente nelle aule e che è andato a sostituire in gran parte il bullismo tradizionale.


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